Norvegia

Esperienza

Alla scoperta del precursore del “selfie”: Munch e le sue fotografie

Conoscete sicuramente Eduard Munch (1863-1944), l’artista norvegese più noto, uno dei pionieri dell’Espressionismo che ha ricoperto un ruolo fondamentale nello sviluppo della pittura moderna.
Celebre per i suoi temi cupi, l’angoscia, la disperazione, l’ansia, la paura e la morte, che si ritrovano nel suo dipinto non solo più noto, ma anche replicato, caricaturizzato e rubato, ovvero L’Urlo, una vera e propria icona.
Ma forse non sapete che oltre a dipingere e disegnare, Munch scattava fotografie. Intorno ai 40 anni, incuriosito dalla nuova tecnologia, decise di acquistare a Berlino una fotocamera modello Kodak Bull’s Eye con cui iniziò a sperimentare. La sua caratteristica principale era quella di sfruttare tutte le possibilità del mezzo, trasformando in arte anche quelli che potrebbero essere considerati errori fotografici. Le sue foto erano spesso scattate da angolazioni inconsuete, le immagini catturate distorte e dai contorni poco definiti, sfocate di proposito per rendere l’idea del flusso continuo della psiche. Ad esempio, la fotografia “Edvard Munch and Rosa Meissner in Warnemünde” (1907) riporta una sfocatura che cela i dettagli, ma nello stesso tempo rivela un curioso sdoppiamento: dietro alle figure si vedono infatti i loro fantasmi.
Tra i soggetti fotografati troviamo principalmente amici e parenti dell’artista, ma più spesso se stesso: la macchina fotografica rivolta verso l’autore per ottenere quello che un tempo si chiamava autoscatto e oggi è il “selfie”. Attraverso gli autoscatti Munch cercava di sondare la propria psiche e di catturare i disordini mentali da cui era afflitto..
Non sempre le sue fotografie avevano uno scopo indagatorio o erano cupe e cariche di ansia. Da alcuni autoritratti di Munch emerge anche una vanità e uno spirito giocoso sorprendenti.
Il pittore non volle all’epoca esporre i suoi lavori fotografici, preferendo tenerli per sé, ma ne andava piuttosto orgoglioso. “Ho una vecchia fotocamera con cui ho scattato moltissime fotografie di me stesso, con risultati straordinari”, aveva detto nel 1930. “Un giorno, quando sarò vecchio e non avrò niente di meglio da fare che scrivere la mia autobiografia, tutti i miei autoscatti vedranno nuovamente la luce del giorno”.
Oggi potete ammirare le sue fotografie – risalenti ai periodi dal 1902 al 1910, e dal 1927 alla metà degli anni Trenta – nel Museo Munch di Oslo che nel 2019 si trasferirà in un modernissimo grattacielo di vetro. Le fotografie e gli autoscatti fanno parte di una grande donazione che Munch fece alla città di Oslo nel 1940, quattro anni prima di morire, e sono custodite insieme al resto del suo lascito: circa 1150 dipinti, 18000 litografie, 7700 tra disegni e acquerelli e 13 sculture, oltre a libri, mobili, strumenti per dipingere e lettere.

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